Perché questo articolo è utile a chi possiede — o sta pensando di creare — un sito web?

Probabilmente se sei in questa pagina, ti sei chiesto almeno una delle domande che trovi qui sotto.

Come le AI capiscono i dati Identity Mapping

Cos'è la SEO e perché esiste?

Alcuni dicono che posso arrivare ad avere il mio sito web ai primi posti nelle ricerche di Google.
Come si fa? Quanto costa?

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di GEO e di come i siti web possano essere adattati per risultare più chiari anche ai sistemi di ricerca basati sulle intelligenze artificiali. Queste pratiche non sono più riservate soltanto alle grandi aziende, ma per andare oltre le ottimizzazioni di base servono ancora competenze tecniche specifiche.

La GEO — Generative Engine Optimization — è l'insieme delle pratiche che aiutano i contenuti di un sito a essere più chiari, comprensibili e utilizzabili anche dai sistemi di ricerca basati sull'intelligenza artificiale. Non sostituisce la SEO: parte dalle stesse fondamenta e cerca di rendere informazioni, entità e relazioni più facili da interpretare anche nelle ricerche generative.

Ma come funzionano davvero? Posso usufruirne anche io? Se sì, quanto costa e che risultati realistici posso aspettarmi? Che tu sia proprietario di una piccola impresa che non conosce nulla di motori di ricerca, o un esperto del settore — magari già abituato a lavorare con JSON-LD, grafi semantici o attributi sperimentali pensati per le AI — cercherò di rispondere alle domande più comuni organizzando i contenuti su quattro livelli, così che ognuno possa trovare rapidamente ciò che cerca.

A chi è rivolto questo articolo

Indice dei contenuti — Clicca per aprire

Se vuoi, puoi usare l'indice qui sotto per saltare direttamente alla sezione che ti interessa di più.

Inizierò con una breve storia di come è nata la necessità di creare la SEO e perché Google ha continuato ad aggiungere nuove regole per migliorare la qualità dei risultati e rendere sempre meno efficaci i vecchi trucchi usati per manipolare il ranking.

Nella seconda sezione parlerò a chi, quando si tratta di tecnologia, ha la sensazione di dover imparare l'arabo — ma nonostante questo ha bisogno di conoscere le basi, perché ha un sito web e vuole che abbia successo per la sua azienda. Mi limiterò a esempi semplicissimi per aiutare a capire quello che serve davvero.

Se invece sei un utente intermedio o un web designer alle prime armi, puoi spostarti alla terza sezione, dove spiego più in dettaglio cosa significa E-E-A-T, come si costruiscono segnali di esperienza, competenza e affidabilità e come SEO e dati strutturati possono aiutare a rendere queste informazioni più chiare.

Infine, se sei un collega esperto che scrive i propri JSON-LD a mano o li genera in modo dinamico tramite PHP, puoi saltare direttamente alla quarta sezione, dove troverai un linguaggio più tecnico su ricerca generativa, JSON-LD, crawling, sistemi AI e attributi sperimentali pensati per le AI.

Chi sta scrivendo?

Prima di spiegarvi come è nata la SEO e perché si è evoluta, lasciate che mi presenti brevemente.

Mi chiamo Roberto Bianchi e già nel 1997 creavo siti web utilizzando JavaScript per dare vita alle pagine. All'epoca vivevo in Finlandia.
Il mio sito accattivante dell'epoca ha destato l'attenzione della KONE Oyj (KONE Corporation), che mi ha offerto una posizione come responsabile della intranet mondiale dell'azienda — all'epoca collegata a diverse migliaia di terminali in tutto il mondo.

In breve sono diventato amministratore del sistema che l'azienda usava per gestire i disegni industriali.

Allo stesso tempo sono diventato anche formatore interno. Tra il 1998 e il 2002 ho girato il mondo per la KONE: Italia, Francia, Finlandia e USA.

Roberto Bianchi, proprietario di Global Digital Web

Da qualche anno vivo di nuovo in Italia:

  • Nel 2022 ho ottenuto la certificazione come insegnante TEFL OFQUAL di livello 5
  • Nel 2024 ho aperto la mia ditta Global Digital Web di Roberto Bianchi — offro consulenze, creo siti web (solo per clienti che seleziono accuratamente) e insegno tecnologia in lingua inglese per il progetto Erasmus+ dell'Unione Europea

Pezzi di carta a parte, la tecnologia è sempre stata la mia passione. E mi sento di poter dare qualche dritta a chi vuole saperne di più.

Sezione 1 - La storia della SEO

TL;DR — Sezione 1:
Negli anni ’90 bastavano trucchi banali per ingannare i motori di ricerca. Oggi Google utilizza sistemi molto più sofisticati per valutare qualità, utilità e affidabilità dei contenuti. In questa sezione ripercorro quasi 30 anni di evoluzione della SEO: dal testo bianco su sfondo bianco agli aggiornamenti che hanno portato al concetto di E-E-A-T, raccontati dal punto di vista di chi ha vissuto queste trasformazioni in prima persona.
Interfaccia di AltaVista nel 1997, quando la ricerca era basata principalmente su keyword matching.

Il mondo prima di Google: AltaVista e Netscape

Partiamo dal 1997, quando Google ancora non esisteva.

In quegli anni il panorama di internet era molto diverso da oggi:

  • Il motore di ricerca per eccellenza si chiamava AltaVista
  • Uno dei browser più diffusi si chiamava Netscape
  • Molte pagine web venivano ancora scritte a mano — i page builder di oggi non esistevano

Nel frattempo, tra il 1996 e il 1997, due ragazzi stavano mettendo le radici di quello che sarebbe diventato il motore di ricerca più potente della storia: Larry Page e Sergey Brin, che lo stavano costruendo a Stanford.

La nascita della SEO: come tutto è cominciato

Intorno al 1997 iniziò a circolare il termine SEO — era come dire "impariamo a far vedere meglio il nostro sito quando la gente cerca qualcosa".

(fonte: Storia della SEO dalla nascita di Google all'era dell'AI)

Per farsi trovare su AltaVista c'erano diversi trucchetti. Uno dei più diffusi era ripetere le parole chiave più importanti centinaia o perfino migliaia di volte, con testo bianco su sfondo bianco o talmente piccolo da risultare praticamente invisibile.
Immagina di scrivere il nome del tuo negozio mille volte su un foglio bianco con un pennarello bianco. Chi entra nel negozio non vede nulla — ma il motore di ricerca poteva comunque leggere quelle parole e considerarle nel ranking.

Attenzione! Questi erano trucchetti di quasi 30 anni fa. Oggi sono considerate pratiche scorrette e possono danneggiare il posizionamento.

Nel 1998, mentre lavoravo in KONE, ricordo ancora il mio collega Jorma Heimonen — all'epoca il genio per eccellenza — che mi disse:
"Roberto, hai provato a usare Google invece di AltaVista?"

Iniziai subito ad usarlo. Qualche anno dopo, nell'aprile 2004, sono stato anche tra i primi a utilizzare Gmail. Quell'indirizzo email lo uso ancora oggi.

Qui una schermata di Google nel 1999, quando era ancora in fase BETA.

Interfaccia di Google nelle sue prime versioni pubbliche 1999 utilizzata a scopo storico illustrativo

I primi "blocchi stradali" di Google: basta fare i furbi

Google cresceva in fretta. Nel novembre 2003 arrivò uno dei primi grandi aggiornamenti che fecero davvero tremare il mondo SEO.

Una cosa utile da sapere: gli aggiornamenti di Google sono stati spesso identificati con nomi di animali, luoghi o stagioni. Un po' come i meteorologi fanno con gli uragani. Quando senti uno di questi nomi, significa che Google ha modificato qualcosa di importante nei suoi sistemi.

Nella comunità SEO a quell'aggiornamento fu dato il nome di Florida, e il messaggio per molti webmaster fu chiaro: "Basta fare i furbi!" Molti siti che dipendevano da vecchi trucchi persero improvvisamente posizioni.

Fu uno shock: tanti webmaster si svegliarono con il sito precipitato nei risultati.

Molti continuarono a puntare anche sui metadati — informazioni presenti nel codice della pagina che chi naviga normalmente non vede. E anche lì si esagerò con il cosiddetto keyword stuffing, riempiendo i meta keywords di parole ripetute all'infinito.

Immagina di aprire un menù di ristorante e trovare scritto "pizza" quattrocento volte. Capiresti subito che c'è qualcosa che non va — e Google aveva imparato a capirlo anche lui.

Nel settembre 2009 Google chiarì definitivamente quel punto: il meta tag keywords non veniva utilizzato per il ranking della ricerca web ed era già ignorato da anni. (fonte: Google non usa il meta tag keywords)

E Google non si fermò qui.

Panda, Hummingbird e gli anni della qualità

Nel febbraio 2011 arrivò Panda — un aggiornamento che colpì soprattutto contenuti di bassa qualità, duplicati, creati in serie o con poco valore reale per chi leggeva.

Pensa a Panda come a un ispettore di salute nei ristoranti: chi serviva cibo scadente iniziava ad avere problemi. Chi offriva qualcosa di realmente utile aveva molte più possibilità di cavarsela.

Chi gestiva vere e proprie "fabbriche di contenuti spazzatura" perse posizioni a valanga.

Ma questo per Google non bastava e così, nel 2013, arrivò Hummingbird — in italiano, il colibrì. Google iniziò ad andare molto più in là del semplice confronto tra singole parole chiave, cercando di capire meglio il senso complessivo della domanda.

Prima era come un bibliotecario che cercava libri soprattutto per titolo e parole precise. Con sistemi sempre più evoluti diventava invece capace di capire meglio cosa volevi davvero leggere.

In pratica, diventava sempre più naturale parlare a Google come parleresti a una persona, invece di costruire ricerche artificiali pensando soltanto alle keyword.

Se cercavi "come fare una torta al cioccolato soffice", Google cercava sempre più di capire l'intento della domanda, non soltanto di trovare pagine che contenessero esattamente quelle parole.
Da lì diventò ancora più importante scrivere contenuti naturali, chiari e organizzati in modo logico.

E mentre tutti si affrettavano ad adeguarsi, Google stava già preparando la prossima mossa.
(fonte: Google Hummingbird)

Immagine di un sito web creato in maniera responsive

2015: arriva il Mobilegeddon — il tuo sito si vede sul cellulare?

Il 21 aprile 2015 arrivò uno dei cambiamenti più importanti nella storia della SEO: il famoso Mobilegeddon.

Se aprivi il tuo sito dal telefono e trovavi testi minuscoli, elementi troppo attaccati tra loro o una pagina che non si poteva vedere bene, potevi perdere visibilità nelle SERP da mobile.

Google decideva e tu dovevi ottemperare (ed essere assimilato) 🙂 oppure rischiare di rimanere anonimo nel motore di ricerca di Google.

Fino ad allora ci si era concentrati soprattutto sulla creazione di siti per desktop. Dal 2015 diventò sempre più importante realizzarli bene anche per i dispositivi mobili.

Già da alcuni anni si utilizzava la parola "responsive", che da quel periodo diventò sempre più importante. Significa un sito che adatta il proprio layout a smartphone, tablet e computer, come nell'esempio in foto.

Oggi un sito non responsive indica competenze non allineate agli standard minimi del web moderno.
Occhio ai cuggini che fanno siti per 300€ e poi sul cellulare il sito è un disastro.

Risolto il problema dei cellulari, Google si pose una domanda ancora più difficile: "Ok, il sito si vede bene sul telefono — ma chi lo ha scritto sa davvero di cosa parla?"

E-E-A-T e Helpful Content: a Google piacciono i professionisti che sanno davvero di cosa parlano

Nell'agosto 2018 arrivò un importante aggiornamento dell'algoritmo che la comunità SEO soprannominò Medic Update, perché ebbe un forte effetto su molti siti medici e legati alla salute.

In quegli anni divenne sempre più evidente l'importanza, per Google, della competenza e dell'affidabilità di chi pubblica i contenuti. Oggi questi concetti vengono riassunti con la sigla E-E-A-T.

Il concetto di E-E-A-T non è un singolo fattore di ranking, un punteggio pubblico o una certificazione che si ottiene aggiungendo dati strutturati. Contano invece esperienza reale, competenze dimostrabili e informazioni affidabili e verificabili.

D'altronde facciamo così anche noi. Prima di andare da un medico a pagamento, chiediamo in giro le recensioni e vogliamo sapere se quel medico è veramente chi dice di essere e, se possibile, dove ha studiato, da quanti anni opera nel suo campo e cosa dicono di lui i pazienti e gli altri medici.


Fonte: Crea contenuti utili

Esperienza - Competenza - Autorevolezza - Affidabilità

Google ragiona allo stesso modo con i siti web.

```

LetteraSignificatoIn parole semplici
EExperience — EsperienzaHai vissuto in prima persona quello di cui parli?
EExpertise — CompetenzaSei davvero preparato sull'argomento?
AAuthoritativeness — AutorevolezzaGli altri ti riconoscono come esperto?
TTrustworthiness — AffidabilitàCi si può fidare di quello che scrivi?

```

La sigla completa con la doppia E è arrivata nel dicembre 2022, ma i concetti di competenza, autorevolezza e affidabilità erano già presenti da anni.

Timeline della evoluzione da Seo a Geo 2010-2026

Morale della favola

Hai capito perché Google ha continuato a rendere la SEO sempre più complessa? Da un lato spinge a produrre contenuti sempre più di qualità. Dall'altro cerca di ‘sgamare’ chi produce contenuti copia-incolla in serie.

Nel 1997 potevi imbrogliare con trucchi da quattro soldi. Oggi no. Niente più scorciatoie.

Cosa riserva il prossimo futuro? Ne parlo qui sotto — in versione semplice, intermedia o per colleghi esperti.

Sezione 2 - Per chi non è ferrato in tecnologie: cos'è la GEO e perché sta cambiando il futuro della ricerca

TL;DR — Sezione 2:

  • Le persone non cercano più come una volta: fanno domande direttamente alle AI.
  • Se hai un sito web, oggi non basta che sia bello da vedere: deve anche essere comprensibile alle AI.
  • In questa sezione ti spiego in modo semplice cos'è la Generative Engine Optimization, con esempi pratici e senza tecnicismi.
  • L'obiettivo è aiutarti a capire cosa sta cambiando e cosa puoi fare concretamente.

Ma prima… la usavi già senza saperlo

"Siri, dove trovo un ristorante di pesce qui vicino che abbia buone recensioni?" "Hey Google, quali sono le farmacie di turno aperte a quest'ora?"

Ricordate la prima volta che avete fatto una domanda del genere?

Anche se l'intelligenza artificiale è esplosa al grande pubblico tra la fine del 2022 e il 2023 con ChatGPT, la utilizzavamo già da anni senza saperlo.

Perché questo è importante per chi ha un'attività e vuole un sito web che funzioni davvero? Perché il modo in cui un tempo venivano trovati i siti web era semplice: scrivi un titolo, dei sottotitoli e dei testi, e i motori di ricerca come Google e Bing decidevano chi aveva la risposta migliore. Ma le cose sono cambiate drasticamente.

Un esempio concreto: il ristorante di pesce

Torniamo alla domanda di prima: "Siri, dove trovo un ristorante di pesce qui vicino che abbia buone recensioni?"

Le persone non cercano più su Google come una volta. Si affidano sempre più all'intelligenza artificiale per decidere dove andare, cosa comprare e di chi fidarsi.

(fonte: Dalla SEO alla GEO: come l'intelligenza artificiale ti cambia la SERP — Ovunque.it)

Per rispondere a una domanda come questa, un sistema può utilizzare il menu online, il profilo dell'attività e le recensioni disponibili. Le fonti consultate dipendono dal sistema e dalla domanda: non è detto che conosca i piatti preferiti dai clienti o che confronti tutte le recensioni.
Chiaramente le informazioni dettagliate aiutano, ma non garantiscono un giudizio corretto sulla qualità del ristorante.

Ricerca AI VS ricerca tradizionale SEO - Query Fan Out

Pensa all'AI come a un tuo amico esperto di tutti i ristoranti della zona e quando apre un nuovo ristorante cerca subito informazioni utili.
Per darti un consiglio utile, ha bisogno di informazioni dettagliate e affidabili — non di un cartello con scritto solo "ristorante di pesce".

Chi crea il sito può collegarlo al profilo Google Business Profile del ristorante e agli eventuali profili Yelp o TripAdvisor, mantenendo coerenti le informazioni. I collegamenti aiutano a trovare e verificare le fonti; non fanno comparire automaticamente le recensioni sul sito. Incorporarle non è un requisito generale per essere trovati dai sistemi AI.

I dati precisi e contenuti chiari possono facilitare la comprensione dell'attività. Non garantiscono che l'AI scelga quel sito o verifichi correttamente tutte le informazioni: la risposta dipende anche dalle fonti disponibili, dalla domanda e dal sistema utilizzato.

Il risultato: anche un ristorante nuovo può essere trovato

L'anzianità del sito e il traffico, da soli, non determinano il primo posto su Google. Nei risultati locali contano soprattutto pertinenza, distanza ed evidenza dell'attività.

Le persone possono cercare consigli anche attraverso un'AI. Facciamo un esempio ipotetico. Un ristorante di pesce nuovo chiamato "Da Mario", aperto da soli 6 mesi, ha un sito ricco di informazioni strutturate:

  • Chi è lo chef, quanta esperienza ha, dove ha studiato e lavorato
  • Se ha vinto premi o riconoscimenti
  • Le recensioni vere dei clienti
  • Il collegamento al profilo Google Business Profile

Se il sistema recupera queste informazioni e le ritiene pertinenti alla domanda, potrebbe usarle per formulare una risposta come questa:

"Tra le opzioni c'è il ristorante 'Da Mario'. Sul sito trovi informazioni sullo chef, il menu e i contatti; puoi consultare anche le recensioni dei clienti."

Informazioni chiare e verificabili aiutano persone e sistemi a comprendere l'attività. Non garantiscono però una raccomandazione, il primo posto o una verifica completa da parte dell'AI, che può anche commettere errori.

Google non vuole solo promesse

Pubblicare informazioni utili sul sito è il punto di partenza. Devono essere veritiere, coerenti e verificabili.

I dati strutturati — per esempio in formato JSON-LD — possono aiutare Google a interpretare entità e relazioni già descritte nella pagina. Non certificano la veridicità dei dati né garantiscono un miglioramento del ranking. Molte configurazioni comuni sono gestibili con gli strumenti del sito; uno sviluppatore esperto può essere utile per esigenze personalizzate o complesse.

È come la differenza tra dire "sono un bravo cuoco" e mostrare il diploma di una scuola di cucina, le recensioni dei clienti e le foto dei piatti. Le parole da sole non bastano — servono le prove.

Un markup pertinente e corretto può rendere una pagina idonea alle funzionalità di ricerca supportate, senza garantirne la visualizzazione. Google non richiede dati strutturati speciali o avanzati per comparire nelle sue funzioni AI.

(approfondimento: Cos'è la GEO e come si differenzia dalla SEO — Brainpull.com)

Ma non voglio dare false speranze. Un piano editoriale può aiutare a organizzare il lavoro, ma non esiste una frequenza di pubblicazione obbligatoria per ottenere o mantenere le prime posizioni. Aggiornare le informazioni e pubblicare nuovi contenuti ha senso quando serve davvero ad aiutare le persone.

Le ads sono un investimento ma quando finiscono i soldi finiscono anche i vantaggi

La scorciatoia esiste — ma costa

Si chiamano Ads.

Nelle campagne pubblicitarie fatte su Google normalmente scegli obiettivi, budget e criteri di targeting per provare a mostrare i tuoi annunci alle persone che sono i tuoi target, rappresentate nel settore attraverso quelle che vengono chiamate ‘buyer personas”.

La comparsa dell'annuncio e la sua posizione dipendono dall'asta pubblicitaria legata alle parole chiave: contano, tra gli altri elementi, l'offerta, la qualità dell'annuncio e della pagina di destinazione, la concorrenza e il contesto della ricerca. Il primo posto non è garantito. Gli annunci sono contrassegnati come pubblicità, per esempio con la scritta "Sponsorizzato".

Con un modello di pagamento per clic, funziona così:

  • Se la persona non clicca, la sola visualizzazione non genera un costo per clic
  • Se la persona clicca, il costo dipende dall'asta e dalle impostazioni della campagna
  • Paghi il clic sia che diventi un cliente, sia che se ne vada senza fare nulla

Il costo varia molto. Per alcune parole chiave Google prende uno o due euro a clic. Per altre molto gettonate il costo può esplodere.

Per esempio, per una parola come "Rolex", con il pagamento per clic, il costo può diventare molto sostenuto anche se non avviene nessuna vendita.

C'è un altro problema: una volta esaurito il budget, la visibilità degli annunci può sparire quasi subito. Il sito torna dove era prima. Questo non provoca di per sé una perdita delle posizioni organiche del sito, ma i benefici delle Ads spariscono.

Allora conviene fare le Ads?

Personalmente, per un sito appena nato, direi "ni".

Se il sito è fatto a regola d'arte, Google può indicizzarti anche il giorno dopo e farti già trovare tra i risultati. Non è garantito ma a me succede spesso. Però c'è una cosa da sapere:

  1. Google deve ancora raccogliere abbastanza informazioni sul sito e capire bene per quali ricerche mostrarlo
  2. Nei primi tempi la posizione può quindi cambiare anche parecchio

Per un sito nuovo, nelle prime settimane o nei primi mesi possono esserci alti e bassi nella posizione, mentre Google continua a scansionare il sito, elaborarne i contenuti e raccogliere segnali utili per determinarne il posizionamento.

Immagina Google come un ispettore comunale che deve visitare il tuo negozio prima di metterti sulla mappa ufficiale. Ci vuole un po' di tempo, ma quando arriva, se trova tutto in ordine, ti promuove.

Quello può essere un buon momento per investire qualche centinaio di euro in pubblicità. Le Ads possono portare subito persone interessate sul sito mentre il posizionamento organico continua a svilupparsi. Non fanno però salire direttamente il sito nei risultati organici di Google.

I siti su Google sono come una vasca piena di pescecani. Se smetti di muoverti, qualcuno più grosso arriva e ti scalza.

Per capire come evitarlo e come sfruttare al meglio queste tecnologie, passiamo alla sezione intermedia — per chi ha già dimestichezza con la creazione di siti web e vuole capire come usare la GEO a proprio vantaggio.

Sezione 3 - Oltre il biglietto da visita virtuale: per utenti intermedi e web designer

TL;DR — Sezione 3:

  • I plugin SEO non bastano più da soli.
  • Un sito professionale oggi deve essere veloce, accessibile e strutturato in modo che i suoi contenuti siano facilmente comprensibili anche dai sistemi automatici.
  • Dati strutturati, informazioni sull'attività e identità digitali devono essere coerenti e verificabili.
  • In questa sezione vediamo cosa aspettarsi da un sito moderno, cosa chiedere a un'agenzia o a un fornitore e come capire se ti stanno offrendo una soluzione solida o solo un bel restyling senza sostanza.

Il plugin SEO non ti salva

Se hai un sito in WordPress, probabilmente pensi che basti installare un plugin SEO come Yoast o Rank Math per essere "a posto". Non è così.

Molti siti con effetto WOW e una SEO fatta solo con plugin sono spesso costosi biglietti da visita virtuali che vedranno in pochi. O nessuno.

Come ragiona davvero l'AI quando cerca informazioni

Quando fai una domanda semplice, anche il lavoro delle AI lo è. Ma se la domanda diventa più complessa, AI Overview e AI Mode possono spezzarla in più ricerche e cercare le informazioni in posti diversi.

Google chiama questo sistema query fan-out.

(fonte: Funzionalità dell'AI e il tuo sito web — Google Search Central)

Torniamo al nostro esempio:

“Qual è il miglior ristorante di pesce a Rimini?”

Per rispondere, il sistema può cercare cose come:

  • quali ristoranti di pesce ci sono a Rimini
  • quali hanno buone recensioni
  • cosa c'è scritto sul loro sito e sul Google Business Profile
  • quali informazioni strutturate trova nella pagina
  • se altre fonti confermano quello che il sito dichiara

Non significa che Google faccia sempre esattamente queste cinque ricerche. L'esempio serve solo a capire come ragiona e cosa può fare un'intelligenza artificiale.

L'AI non deve per forza fidarsi di una sola pagina. Può prendere informazioni da fonti diverse e metterle insieme.

Se sul tuo sito dici una cosa, sul profilo Google ne appare un'altra e altrove trova informazioni ancora diverse, gli stai complicando il lavoro.

Se invece i dati sono chiari e coerenti, diventa molto più facile capire chi sei, cosa fai e a quale attività appartengono quelle informazioni.

Cosa devi chiedere alla tua agenzia

La velocità del sito: obiettivo 90+

Un punteggio sopra 90 su PageSpeed non garantisce il ranking, ma è un buon risultato nel test di laboratorio. Lo propongo come obiettivo di lavoro.

Il punteggio può variare tra un'esecuzione e l'altra e, per questo, va letto insieme ai Core Web Vitals degli utenti reali, quando disponibili. Chiedi a chi ha realizzato il tuo sito di mostrarti e spiegarti queste metriche.

Occorre superare i Core Web Vitals

Vale la pena sapere che secondo un'analisi condotta nel 2022, su oltre 60.000 risultati di ricerca, i primi dieci risultati di Google hanno in media un punteggio intorno a 78 — e meno del 15% supera quota 90. Questo non significa che 90 sia necessario: significa che chi arriva a 90+ ha già ottenuto un risultato tecnico superiore alla maggior parte dei siti analizzati.

Un esempio sono le metriche di un sito creato da noi per kivutpois.fi

(fonte: Core Web Vitals e ranking — SupportHost, 2022)

Risparmiare non è sempre risparmio

Se risparmi sull'hosting e metti il sito su un server poco performante, risparmierai un centinaio di euro all'anno — ma se poi il sito non passa i Core Web Vitals, le performance possono limitare il potenziale di visibilità rispetto a concorrenti tecnicamente più solidi.

Il risparmio si trasforma in un costo nascosto molto più alto.

Nei miei progetti uso come obiettivo raggiungere almeno:

  • 90+ in Performance
  • 100 in Accessibilità
  • 100 in Best Practices
  • 100 in SEO

Ma attenzione — e qui viene la parte che le agenzie non ti dicono quasi mai.

Le performance del sito sono importanti, possibilmente bisogna raggiungere 90

A differenza del punteggio Performance, dove un risultato basso spesso indica problemi reali di velocità e può andare di pari passo con Core Web Vitals peggiori, raggiungere 100 in Accessibilità, Best Practices e SEO su Google PageSpeed è spesso relativamente facile. Questo significa aver superato i controlli automatici inclusi in quei punteggi, non che il sito sia necessariamente perfetto sotto ogni aspetto.

Puoi avere tutti e tre questi valori a 100 anche su una piattaforma lentissima. La Performance (Prestazioni), invece, risente molto di più della velocità reale del sito. Se l'hosting è scadente, anche le prestazioni possono risentirne parecchio.

Ed è lì che possono soffrire sia il punteggio Performance sia alcuni Core Web Vitals.

Quindi, risparmiare qualche decina o centinaio di euro all'anno sull'hosting può rivelarsi una scelta sbagliata.

Se volete sapere come funziona la piattaforma hosting del vostro sito, chiedete all'agenzia di mostrarvi i risultati ottenuti nei suoi siti oppure andate su Google PageSpeed e controllate voi stessi come funziona il vostro sito.

L'effetto WOW: dove metterlo e dove no

Uno sbaglio frequente tra i meno esperti è mettere l'effetto WOW all'apertura della pagina.

La zona alta della pagina — quella che il browser mostra subito, chiamata tecnicamente ATF (Above The Fold) — deve essere semplice, semplice, semplice. Dimenticate animazioni, transizioni ed effetti scenografici in quella zona.

A meno che non sappiate ottimizzare bene script e animazioni per ridurne l'impatto sulle performance, lasciate perdere.

Se volete comunque l'effetto WOW, mettetelo dopo la seconda sezione — e assicuratevi che non rallenti il caricamento iniziale della pagina.

Pensate al DOM come alle fondamenta di una casa. Prima si costruiscono le fondamenta, poi si aggiungono i decori. Chi fa il contrario rischia che la casa crolli — o, nel nostro caso, che le performance ne risentano.

Qui entra in gioco anche la sfida dei cookie banner e di Google Analytics 4 — entrambi possono incidere parecchio sulle performance. Se sapete gestirne bene il caricamento potete limitarne l'impatto. Altrimenti è una variabile da tenere ben presente quando si sceglie il plugin giusto.

Interconnessione: il tuo sito parla con il resto del mondo?

Chi ha un sito deve farsi una domanda semplice: il mio sito è collegato al mio profilo Google Business? I miei canali social sono connessi in modo che Google capisca che appartengono alla stessa entità?

Questo rientra nel concetto di Entity Linking — ed è molto importante per la GEO.

(fonte: Cosa sono le entità su Google e perché servono alla SEO — SEOZoom.it)

Immagina di essere un medico con uno studio, un profilo LinkedIn, una pagina Facebook e un profilo Google. Se questi "pezzi" non si parlano tra loro, per Google può diventare più difficile capire che si riferiscono sempre alla stessa persona. L'Entity Linking è il filo invisibile che aiuta Google a capire: "Sono sempre io."

I dati devono essere corroborati per essere presi in considerazione

Il TL;DR: non solo per i lettori, ma per le AI

Abbiamo un riassunto per chi va di fretta? Avere contenuti ben strutturati, chiari e facilmente sintetizzabili può renderne più semplice l'analisi anche da parte dei sistemi automatici. Se la tua agenzia non ti parla mai di E-E-A-T, potrebbe non essere la migliore soluzione.

Il TL;DR — “Too Long; Didn’t Read” — è una sintesi chiara dei punti principali della pagina.
Non è solo un riassunto per il lettore: è anche un modo per rendere più evidente il tema centrale del contenuto.

Ma attenzione — non basta scrivere "TL;DR" e sperare che funzioni. Google non richiede un markup speciale per AI Overview o AI Mode.

Un piccolo esempio tecnico di come lo utilizziamo in questo articolo:

<aside data-ai-summary="true"><p>
<strong class="ai-tldr-label">TL;DR:</strong>
Il tuo riassunto qui.</p></aside>

data-ai-summary è un attributo sperimentale che utilizziamo come livello aggiuntivo nel codice. Non sostituisce l'HTML semantico e non possiamo dire che Google gli attribuisca un vantaggio particolare.

Possiamo anche inserire un abstract nel nostro JSON-LD, riportando la stessa sintesi del TL;DR:

{
"@context": "https://schema.org",
"@type": "Article",
"abstract": "Il tuo TL;DR qui."
}

In questo modo la stessa sintesi è presente nel contenuto HTML e nei dati strutturati.

E-E-A-T: cosa significa in pratica per un sito

Nella sezione precedente abbiamo già visto cosa significano Experience, Expertise, Authoritativeness e Trustworthiness. Qui andiamo un po' più a fondo e vediamo quali informazioni possono aiutare le persone a valutare questi aspetti.
I dati strutturati possono descriverle e collegarle alle entità pertinenti, ma non certificano l'E-E-A-T del sito.

ElementoCosa deve capire chi visita il sitoCome possiamo dimostrarlo
Experience — EsperienzaHai davvero esperienza diretta in quello di cui parli?Case study, lavori realizzati, fotografie, testimonianze e recensioni verificabili
Expertise — CompetenzaHai davvero le competenze per parlare di quell'argomento?Certificazioni, qualifiche, formazione, esperienza professionale e contenuti tecnici firmati
Authoritativeness — AutorevolezzaGli altri riconoscono quella persona o azienda come autorevole nel proprio settore?Citazioni esterne, articoli pubblicati, premi, conferenze, collaborazioni e profili ufficiali collegati
Trustworthiness — AffidabilitàLe informazioni sono coerenti e si può capire chiaramente chi c'è dietro al sito?HTTPS, contatti reali, privacy policy, dati aziendali coerenti, autori identificabili e informazioni verificabili

L'errore più comune è pensare che basti scrivere "Esperti dal 1990". Quella è una dichiarazione. Molto meglio poterla accompagnare con informazioni che aiutino a verificare chi sei, cosa hai fatto e da quanto tempo lo fai.

Nel JSON-LD possiamo poi collegare queste informazioni alle relative entità — per esempio Person, Organization, Article, author, @id e sameAs — senza inventare nulla che non esista realmente nel sito.

Sezione 4 - Deep Tech: dalla SEO alla Generative Engine Optimization

TL;DR — Sezione 4:

  • La GEO parte dalle stesse fondamenta della SEO e le estende alla ricerca generativa.
  • Un punteggio perfetto su Lighthouse è solo un controllo tecnico di base: architettura, contenuti, entità e dati strutturati fanno il resto.
  • Vedremo JSON-LD avanzati, llms.txt, attributi data-ai-* sperimentali e alcuni test che sto facendo personalmente.
  • Chiudiamo con parametri da monitorare, strategie realistiche e una checklist tecnica finale.

Colleghi, parliamoci chiaramente

Da dove nasce la GEO

Prima di andare avanti, vale la pena capire da dove arriva il termine GEO.

Nel novembre 2023 un gruppo di ricercatori pubblicò uno studio chiamato “GEO: Generative Engine Optimization”, presentato successivamente alla conferenza KDD 2024.

Nello studio venne introdotto anche GEO-bench, un sistema utilizzato per misurare quanto un contenuto riusciva a essere visibile nelle risposte generate dalle AI. Nei loro test, alcune delle tecniche utilizzate aumentarono la visibilità fino al 40%.

Attenzione però: questo non significa che facendo GEO il vostro sito avrà il 40% di visibilità in più. È semplicemente il risultato ottenuto dai ricercatori nei test di quello studio.

(fonte: GEO: Generative Engine Optimization — Aggarwal et al.)

Nel 2026 un punteggio SEO del 100% su Lighthouse è un buon controllo tecnico di base, non un indicatore di strategia o posizionamento reale.

Se la nostra strategia si limita ancora ai tag H1 e H2, stiamo lasciando fuori una parte enorme del lavoro.

Dai tag alle relazioni: dati strutturati oltre lo standard

H1, H2 e contenuti ben organizzati restano importanti. Ma possiamo anche aiutare i motori di ricerca a capire chi sono le persone e le aziende di cui stiamo parlando e quali relazioni esistono tra loro.

Qui entrano in gioco i grafi JSON-LD. Non servono a forzare il ranking e Google non li richiede per le sue funzioni AI, ma i dati strutturati rimangono uno strumento importante per descrivere in modo esplicito le entità presenti nella pagina.

Ecco un esempio di JSON-LD più avanzato che collega un professionista alla sua azienda, alla sua formazione e alla pagina che lo descrive:

{
  "@context": "https://schema.org",
  "@graph": [
    {
      "@type": "Organization",
      "@id": "https://tuosito.it/#organization",
      "name": "Nome Azienda",
      "url": "https://tuosito.it/"
    },
    {
      "@type": "Person",
      "@id": "https://tuosito.it/#person",
      "name": "Nome Professionista",
      "jobTitle": "Specialista in [Settore]",
      "worksFor": {
        "@id": "https://tuosito.it/#organization"
      },
      "alumniOf": {
        "@type": "EducationalOrganization",
        "name": "Nome Università o Ente Certificatore"
      },
      "knowsAbout": [
        "Competenza A",
        "Competenza B",
        "Competenza C"
      ],
      "sameAs": [
        "https://www.linkedin.com/in/profilo"
      ],
      "mainEntityOfPage": {
        "@id": "https://tuosito.it/professionista/#webpage"
      }
    },
    {
      "@type": "ProfilePage",
      "@id": "https://tuosito.it/professionista/#webpage",
      "url": "https://tuosito.it/professionista/",
      "mainEntity": {
        "@id": "https://tuosito.it/#person"
      }
    }
  ]
}

(fonte: JSON-LD, AEO e GEO: siti web comprensibili alle AI — HT&T)

JSON-LD e il file llms.txt

Kivutpois.fi al numero 1 nella SERP

Una cosa che mi ha dato grande soddisfazione è stata la ricostruzione del sito di kivutpois.fi. Ne parlo in questa pagina.

Dopo solo 12 ore dalla pubblicazione ho visto le pagine indicizzate su Google — cosa che non sempre accade — ma la cosa che mi ha veramente caricato è stata vedere come, nel giro di una settimana, i dati crescevano. E invece del solito link ho iniziato a vedere anche i dati strutturati.

Visti i risultati positivi, ho voluto fare un test per le AI per capire se il mio lavoro aveva funzionato.

Ho fatto la tipica domanda che farebbe una persona: "Sono in Lapponia vicino a Kemijärvi e ho bisogno di un osteopata. Da chi mi consigli di andare?"

Kivutpois in AI

La prima settimana vedevo gli stessi link di sempre, ma dopo tre settimane, nei test che facevo, kivutpois.fi compariva al primo posto nei suggerimenti, insieme a Lapin Fysioterapia Atlas AY, che è la ditta di kivutpois.fi.

Anche oggi, nei miei test, kivutpois.fi compare spesso al primo posto nei suggerimenti delle ricerche AI anche per altre località turistiche come, ad esempio, la località sciistica di Pyhätunturi, dove Lapin Fysioterapia Atlas AY ha una clinica.

A quel punto ho fatto una domanda diversa. Ho chiesto: "Che mi dici della pagina siti.italiadigitalweb.it? Quali JSON-LD e data-ai vedi su quella pagina?"

E lì è iniziato lo stress. Immancabilmente la risposta era: "Non vedo alcun JSON-LD nella pagina e nemmeno data-ai."

Le ho provate tutte — e la frustrazione la lascio immaginare. Ma, scava scava, alla fine ho capito meglio da cosa poteva dipendere e lo condivido qui.

Mentre lavoravo sui grafi JSON-LD per renderli più completi e avanzati, mi sono reso conto di una differenza importante tra quello che esiste realmente nella pagina e quello che alcune chat riescono a mostrarti quando fanno un fetch diretto.

Dati strutturati di Global Digital Web

Quando verifico i dati strutturati su validator.schema.org e sul test Rich Results di Google, è tutto corretto. Se controllo la source della pagina, i dati strutturati sono lì: nell'head, scritti correttamente e con:

<script type="application/ld+json">
{
  "@context": "https://schema.org",
  "@graph": [
    {
      ...
    }
  ]
}
</script>

Quindi il JSON-LD c'è. È nella pagina ed è scritto correttamente.

Ma allora il JSON-LD non serve per la GEO?

No. Serve per quello per cui è stato progettato: descrivere in modo strutturato entità, contenuti e relazioni e aiutare i motori di ricerca a comprendere meglio la pagina.

Google stesso continua a raccomandare i dati strutturati come parte della SEO, anche se chiarisce che non sono obbligatori per AI Overview o AI Mode.

Ma allora perché, se chiedo a Gemini, Grok o ChatGPT quali dati strutturati vedono nella pagina, nei miei test la risposta è spesso: "Non vedo JSON-LD"?

Perché quello che una chat riceve quando controlla direttamente una pagina non coincide necessariamente con tutto quello che può recuperare un crawler o un motore di ricerca.

Quando invece chiediamo una ricerca, un consiglio o informazioni aggiornate, le chat possono utilizzare crawler propri, indici di ricerca e fornitori di ricerca esterni. Non esiste un unico percorso uguale per tutte.

crawler
Foto json-ld

Diverso è quello che ho visto quando chiedo a una chat di controllare direttamente una pagina con un fetch.

In diversi miei test, la versione della pagina restituita alla chat non conteneva script e JSON-LD, anche se questi erano perfettamente presenti nella source originale.

Questo non significa che il JSON-LD non esista o che un crawler non possa leggerlo. Significa semplicemente che la rappresentazione della pagina che arriva alla chat non è sempre l'HTML completo che vedremmo aprendo la source.

Ed è proprio questa differenza che, nei miei primi test, mi aveva mandato completamente fuori strada.

Qui è importante distinguere anche i crawler.

OAI-SearchBot, per esempio, è il crawler che OpenAI utilizza per aiutare i contenuti pubblici a essere scoperti e mostrati nella ricerca di ChatGPT. È diverso da GPTBot, che riguarda invece il possibile utilizzo dei contenuti per l'addestramento.

ChatGPT Search può utilizzare anche fornitori di ricerca esterni. In alcuni prodotti OpenAI documenta esplicitamente l'utilizzo di Bing, ma non significa che Bing sia l'unica strada attraverso cui una pagina può arrivare nelle risposte.

Non posso invece affermare che OAI-SearchBot utilizzi specificamente il JSON-LD, perché OpenAI oggi non lo documenta.

Il punto importante è un altro: il fetch che vediamo dentro una chat e il processo con cui crawler e motori raccolgono informazioni dal web sono due cose diverse.

(Fonte: OpenAI — ChatGPT Search)

File llms.txt

Il file llms.txt

C'è poi uno strumento più recente che trovo particolarmente interessante: llms.txt.

È una convenzione emergente e, nella sua forma più comune, il file viene posizionato nella root del sito, come il robots.txt.

Il contenuto è scritto in Markdown e serve a fornire a LLM e agenti una versione semplice della struttura del sito e delle risorse più importanti.

Google Search ha chiarito che non utilizza llms.txt per il ranking. Ma Chrome Lighthouse ha ormai inserito il controllo del file nella sezione dedicata alla Navigazione agentica.

Quindi non lo considero un sostituto della SEO, della sitemap o dei dati strutturati. Lo considero un livello aggiuntivo per quei sistemi che decidono di utilizzarlo.

Il 10 agosto 2026 è arrivata la versione 2

Nel frattempo la proposta llms.txt si è evoluta. Il 10 agosto 2026 è stata aggiornata alla versione 2, che non si limita più soltanto al file llms.txt nella root del sito.

La nuova versione prevede anche llms.txt all'interno di singole sezioni del sito e propone di rendere disponibili versioni Markdown delle pagine, per esempio attraverso un file index.md.

L'idea è semplice: l'agente può utilizzare llms.txt per capire dove cercare le informazioni e poi seguire i collegamenti verso le pagine che gli servono, eventualmente utilizzandone una versione Markdown più semplice da leggere rispetto all'HTML completo.

La versione 2 introduce anche dei collegamenti che permettono di indicare agli agenti dove trovare la versione Markdown della pagina e il relativo file llms.txt.

(fonte: llms.txt v2)

Alcuni plugin e piattaforme hanno iniziato a generare llms.txt automaticamente.

Il problema è che molti file generati in questo modo finiscono per essere soprattutto un elenco delle pagine del sito con titolo, URL e poco altro.

È già qualcosa, ma scritto a mano può diventare molto più utile.

Nel llms.txt che ho creato per kivutpois.fi, per esempio, non mi limito a elencare le pagine. Spiego:

  • qual è l'azienda legale e qual è il brand pubblico;
  • quali sono le sedi, i servizi e i professionisti;
  • quali pagine sono le fonti principali per ogni tipo di informazione;
  • quali relazioni esistono tra persone, servizi e sedi;
  • quali informazioni non devono essere dedotte o inventate.

Questa è la differenza che vedo tra un semplice indice automatico e un llms.txt scritto pensando realmente a chi dovrà interpretare il sito.

Una cosa che adesso posso anche misurare

Quando ho iniziato a usare llms.txt era ancora un esperimento difficile da verificare.

Oggi, se controllo alcuni dei miei siti con PageSpeed, nella sezione Navigazione agentica trovo anche il controllo:

"Il file llms.txt rispetta i requisiti necessari."

Nel test che vedete nell'immagine qui sopra il sito supera tutti e tre i controlli disponibili: 3/3.

Questo non dimostra che llms.txt faccia salire il sito su Google o che venga utilizzato da tutte le AI. Dimostra però una cosa molto concreta: il file è ormai entrato anche nei controlli tecnici sperimentali dedicati alla navigazione degli agenti.

Screenshot di Google PageSpeed

E i data-ai? Continuo a testarli

Quando ho iniziato a sperimentare con gli attributi data-ai, tra ottobre e novembre 2025, quelli che avevo trovato e censito erano circa una quindicina.

Ad agosto 2026 il mio registro ne contiene già 17 con utilizzo pubblico verificato, oltre a molti altri trovati in prodotti e implementazioni specifiche o ancora da verificare.

Google dice chiaramente che non serve un markup speciale per le sue funzioni AI. E va bene.

Ma la domanda che mi sono fatto è: se questi attributi non interessassero a nessun sistema, perché continuo a trovarne di nuovi utilizzati da prodotti diversi? In realtà oggi sappiamo che alcuni prodotti li utilizzano davvero.

Il punto è che ciascun sistema può utilizzarli per i propri scopi. Non esiste ancora un vocabolario universale.

Nei miei test ho anche notato che i siti dove ho utilizzato questa struttura vengono citati più spesso nelle risposte AI. Non posso dimostrare che dipenda dai data-ai. Potrebbe essere una coincidenza o dipendere da tutto il resto del lavoro fatto sul sito.

Ma il comportamento si è ripetuto abbastanza da farmi continuare a testarli.

Per questo li utilizzo come livello aggiuntivo quando hanno un significato preciso, senza sostituire HTML semantico, accessibilità o Schema.org. Se in futuro alcuni di questi marker diventeranno più importanti, almeno non dovrò ricominciare tutto da zero.

Il prossimo test: una versione Markdown delle pagine

Qui entro invece in un esperimento che devo ancora fare e che, curiosamente, va in una direzione simile a quella indicata dalla nuova versione di llms.txt.

Cloudflare, per esempio, rende già disponibili le proprie pagine di documentazione anche in Markdown. Aggiungendo /index.md all'indirizzo di una pagina si può ottenere una versione molto più semplice da leggere per un agente AI.

L'idea mi interessa perché nei miei test non tutte le chat riescono a recuperare allo stesso modo HTML, script, JSON-LD e file Markdown.

Ho notato invece che i file TXT vengono letti con molta facilità anche quando il contenuto al loro interno è scritto in Markdown.

Per questo nei prossimi mesi voglio fare un test leggermente diverso: affiancare alle pagine HTML una versione index.txt con lo stesso contenuto fattuale, scritto in Markdown e con le relazioni importanti rese più semplici da leggere.

Il formato index.txt non fa parte della proposta llms.txt v2 e non so ancora se porterà benefici. È un esperimento.

L'importante è che non vengano date alle AI informazioni diverse da quelle disponibili alle persone. Cambia il formato, non la realtà che stiamo descrivendo.

Quando avrò abbastanza dati, pubblicherò i risultati e vedremo se ne sarà valsa la pena.

Architettura sito web AI Ready

I parametri chiave da monitorare

Per capire se il lavoro sta portando risultati, oggi controllo soprattutto questi dati:

  1. Search Console: impressioni, clic e query. I dati relativi ad AI Overviews e AI Mode sono inclusi nel totale del tipo di ricerca Web: non costituiscono una misura separata delle citazioni AI.
  2. Core Web Vitals reali: soprattutto LCP, INP e CLS misurati sugli utenti reali, non soltanto nei test di laboratorio.
  3. Dati strutturati: validità del markup, errori e rich results effettivamente disponibili.
  4. Traffico e citazioni dalle AI: referral provenienti da ChatGPT e altri sistemi, insieme a test periodici.

Strategie concrete: cosa funziona davvero

Siamo franchi: nessun miracolo. Chi promette risultati immediati o garantiti è qualcuno da cui starei molto attento.

Una buona configurazione SEO e GEO può creare una base molto solida, ma il lavoro non finisce quando pubblichiamo il sito. Nei settori dove le persone cercano continuamente informazioni, continuare a pubblicare contenuti realmente utili può fare una grande differenza nel tempo.

(fonte: GEO: Generative Engine Optimization oltre la SEO — SEOLeader.digital)

Al riguardo è interessante notare come sui social abbiano iniziato a comparire meme e jingle che promettono di portare un sito nelle prime posizioni tra le AI con pochi clic.

Proprio qualche giorno fa Diletta Beligotti, mia collaboratrice ed esperta Social Media Manager, mi ha scritto:

"Ciao Roberto, sto monitorando le adv delle agency su Facebook e guarda cosa sta uscendo. Stanno iniziando a vendere il posizionamento sulle AI alle aziende."

La mia risposta immediata è stata:
"Sì, ma il modo in cui lo raccontano nella pubblicità è pura fuffa."

Per essere menzionati dalle intelligenze artificiali può esserci tanto, tantissimo lavoro dietro.
Invito quindi a prestare molta attenzione alle promesse di risultati facili o garantiti.

Spesso si tratta di annunci acchiappaclick con informazioni vaghe o fuorvianti, come:
"La mia piccola impresa ottiene XX nuovi clienti al giorno grazie a ChatGPT", accompagnate dalla promessa di risultati simili con pochi clic.

Io starei lontano da queste promesse.

Se invece volete investire in una strategia seria per aumentare le possibilità di essere trovati e citati anche dalle AI, qui sotto vi spiego in cosa consiste il lavoro.

Piano editoriale e contenuti di qualità

La base è sempre la stessa: una piattaforma ben realizzata, veloce, tecnicamente solida e con dati strutturati coerenti che aiutino i motori di ricerca a comprendere meglio contenuti, entità e relazioni.

Ma questa è solo la base.

Una piattaforma, anche ben sviluppata, se contiene pochissimo contenuto ha inevitabilmente meno possibilità di rispondere alle tante domande che le persone possono fare nel suo settore.

Le pagine devono raccontare qualcosa di utile. Devono offrire valore reale e rispondere a domande concrete. Un semplice “sito vetrina”, per quanto ben fatto, difficilmente potrà coprire tutti questi argomenti.

Chi è davvero intenzionato a emergere nel panorama dei servizi locali può lavorare su:

  • un sito con dati strutturati coerenti e ben implementati;
  • contenuti che dimostrino esperienza e competenza reali;
  • informazioni coerenti tra sito e altre proprietà digitali;
  • attributi sperimentali come i data-ai-* quando sono pertinenti e puramente additivi.

I dati devono essere incrociabili e verificabili. La coerenza tra contenuto, struttura tecnica e presenza online è importante.

Non possiamo però stabilire in anticipo dopo quante settimane o mesi un sito verrà citato da una AI o salirà per una determinata ricerca.

Ed è qui che, per molti progetti, entra in gioco il piano editoriale.

Non si tratta di pubblicare articoli casuali o contenuti scritti solo per intercettare determinate keyword.
Si tratta di offrire un vero servizio al pubblico.

Un piano editoriale efficace nasce dalle domande reali delle persone, dai dubbi che emergono nel quotidiano e dai problemi concreti che cercano soluzione.

Se sei un professionista in ambito medico, ad esempio, puoi analizzare con regolarità come prevenire, gestire o riconoscere determinati disturbi.
Qualunque sia il tuo settore, la chiave è usare la tua esperienza per aiutare e aiutare davvero.

Questo è il vero segreto!

Molti commettono l’errore di concentrarsi esclusivamente sull’acquisizione di autorevolezza tecnica o link esterni, dimenticando che una piattaforma di qualità deve prima di tutto essere utile alle persone.

Per un momento, mettiamo da parte algoritmi e parole chiave.
Mettiamo al centro le persone.

Quando l’attenzione è rivolta agli esseri umani, gli articoli hanno molte più possibilità di essere realmente utili e condivisi.

Naturalmente, l’esperto dovrà concentrarsi sulla produzione di contenuti realmente validi.
Sarà poi compito dello sviluppatore o del team tecnico integrarli correttamente nella piattaforma, strutturarli in modo chiaro e aggiungere i dati strutturati pertinenti.

Strategia Base: quattro contenuti al mese

Quattro contenuti al mese possono essere una cadenza di lavoro sostenibile per molti progetti, ma non sono una regola SEO o GEO imposta da Google.

Cosa può includere:

  • SEO semantica su ogni contenuto;
  • dati strutturati personalizzati quando pertinenti;
  • ottimizzazione tecnica e collegamenti interni;
  • TL;DR e attributi data-ai-* quando hanno realmente senso.

I tempi di indicizzazione dipendono dal dominio, dal crawl, dal settore e da molti altri fattori.

Un piano editoriale aiuta a rimanere in cima alla serp

Strategia Professional: dieci contenuti al mese

Cosa include:

  • Tutto quanto nella Strategia Base
  • Report mensile su posizionamenti e performance
  • Maggiore frequenza di pubblicazione
  • Copertura semantica più ampia

Anche dieci contenuti al mese rappresentano un volume di lavoro, non una formula che garantisce risultati più rapidi.

Cosa influenza realmente i tempi

SituazionePossibile effetto
Dominio nuovoPuò richiedere più tempo per essere scoperto, indicizzato e costruire una storia di segnali.
Dominio già consolidatoLe nuove pagine possono essere scoperte e indicizzate più rapidamente.
Settore molto competitivoRichiede generalmente più lavoro per ottenere visibilità.
Sito con problemi tecnici o di crawlingPuò rallentare indicizzazione e visibilità indipendentemente dalla qualità dei contenuti.

Strategia Business: venti contenuti al mese

Cosa include:

  • Tutto quanto nella Strategia Professional
  • Report mensile dettagliato + call strategica mensile
  • Monitoraggio competitor avanzato
  • Ottimizzazione continua basata sui dati

Anche in questo caso, venti contenuti al mese rappresentano un volume operativo. Non significano automaticamente indicizzazione, ranking o citazioni AI più rapide.

Importante: questo lavoro può essere complementare alle campagne Google Ads. Le Ads possono essere utili quando serve visibilità immediata, mentre SEO e GEO lavorano su obiettivi diversi e con tempi molto meno prevedibili.

Cosa serve davvero per farlo funzionare

Una strategia SEO/GEO seria può richiedere lavoro su più fronti:

  • una parte tecnica per SEO, crawling, dati strutturati e ottimizzazione;
  • un esperto del settore che produca o verifichi contenuti realmente validi;
  • costanza nel mantenere il sito aggiornato quando il settore lo richiede.

Non esiste un numero minimo universale di articoli al mese e non esiste un periodo garantito dopo il quale arriveranno i risultati.

Questo tipo di lavoro è generalmente più costoso di una SEO di base perché richiede molte più ore di analisi, sviluppo, verifica, contenuti e monitoraggio. Il costo reale dipende dal progetto, dal numero di pagine, dalle entità coinvolte e dallo stato iniziale del sito.

Per questo preferisco non indicare prezzi standard: prima bisogna capire cosa c'è realmente da fare.

Sette errori comuni da evitare

1) Pensare che un plugin SEO basti

Yoast SEO e Rank Math sono ottimi strumenti e fanno molto più che gestire titoli e meta description. Ma un plugin da solo non costruisce una strategia. La differenza vera la fanno l’architettura del sito, i contenuti e il lavoro che c'è dietro.

2) Credere che la velocità sia tutto

Un sito veloce è importante, ma deve anche comunicare chiaramente chi sei, cosa fai e perché le informazioni che pubblichi sono affidabili.

3) Non collegare le proprietà digitali

Sito web, Google Business Profile, social media e altre presenze online dovrebbero riportare informazioni coerenti. I dati strutturati e proprietà come sameAs possono aiutare a collegare le entità quando sono pertinenti.

4) Pubblicare contenuti generici

Un contenuto generico che non aggiunge esperienza o informazioni utili ha poco da offrire. Un case study dettagliato con dati tecnici e risultati realmente misurati vale molto di più.

5) Ignorare i Core Web Vitals reali

Molti si concentrano solo sui test di laboratorio di Lighthouse. I Core Web Vitals utilizzano invece anche dati sul campo raccolti dagli utenti reali tramite CrUX. Se il sito va bene nel laboratorio ma male per gli utenti veri, vale la pena capire perché.

6) Non misurare i risultati

Se non monitori Search Console, traffico organico, referral dalle AI e risultati delle query più importanti, non stai facendo né SEO né GEO.

7) Aspettarsi risultati immediati

La SEO/GEO è una maratona, non uno sprint. Diffida da chi garantisce la prima posizione entro una data precisa. Le Ads sono un discorso diverso perché comprano visibilità finché esiste un budget.

Checklist: 10 cose da verificare sulla tua piattaforma

  1. Performance e Core Web Vitals: usa PageSpeed Insights e controlla sia i test di laboratorio sia, quando disponibili, i dati reali degli utenti.
  2. Dati strutturati: verifica il markup con Schema.org Validator e, quando il tipo è supportato da Google, con Rich Results Test. Controlla che i dati descrivano realmente ciò che appare nella pagina.
  3. Entità coerenti: nome dell'azienda, persone, indirizzi, telefoni, Google Business Profile e profili ufficiali devono raccontare la stessa realtà.
  4. Crawl e indicizzazione: controlla Search Console, robots.txt, sitemap e che le pagine importanti siano realmente accessibili ai crawler.
  5. TL;DR e struttura: sulle pagine lunghe, una sintesi chiara può aiutare il lettore e rendere più evidente la struttura del contenuto. Non è però una garanzia di citazione AI.
  6. Mobile: controlla realmente il sito da smartphone. Deve essere leggibile, navigabile e sufficientemente veloce.
  7. HTTPS e sicurezza: il sito deve utilizzare HTTPS correttamente e non presentare errori di certificato o contenuti misti.
  8. E-E-A-T: ci sono autori identificabili, esperienza reale, qualifiche verificabili, case study o altre prove concrete? O soltanto "siamo i migliori dal 1990"?
  9. llms.txt: se lo utilizzi, controlla che sia valido, aggiornato e realmente utile. Puoi verificarlo anche nella sezione Navigazione agentica di Lighthouse.
  10. Test AI: chiedi a ChatGPT, Perplexity, Claude o altri sistemi informazioni sulla tua azienda. Consideralo un test diagnostico, non una misurazione scientifica del posizionamento.

FAQ: le domande più frequenti sulla GEO

Quanto tempo ci vuole per vedere risultati con la GEO?

Non esiste un tempo fisso.

Un dominio già conosciuto e regolarmente scansionato può mostrare cambiamenti molto prima di un sito appena nato, ma dipende dal settore, dalla concorrenza, dallo stato del sito e dal tipo di ricerca.

Lo stesso vale per le citazioni nelle AI: non esiste un numero di settimane o mesi che possiamo garantire.

La costanza aiuta, ma non esiste nemmeno una regola che imponga quattro contenuti al mese.

Il mio sito WordPress è già ottimizzato per le AI?

Potrebbe esserlo in parte, ma non puoi capirlo semplicemente dal fatto che usa WordPress, Yoast o Rank Math.

Yoast e Rank Math gestiscono già molte funzioni importanti: sitemap, meta dati, schema e altre configurazioni SEO.

Questo però non significa automaticamente che il sito abbia una buona architettura delle entità, contenuti adatti, dati strutturati personalizzati o che sia facilmente utilizzabile dai sistemi AI.

Bisogna controllare il sito nel suo insieme.

Devo rifare completamente il sito o posso aggiornarlo?

Nella maggior parte dei casi puoi aggiornare il sito esistente.

Si possono migliorare dati strutturati, contenuti, collegamenti tra entità, accessibilità, performance e altre parti tecniche senza necessariamente cambiare il design.

Anche llms.txt e gli eventuali attributi data-ai-* possono essere aggiunti successivamente quando il progetto decide di utilizzarli.

Naturalmente dipende da come è stato costruito il sito originale.

Cos'è il JSON-LD e perché è importante?

JSON-LD è uno dei formati utilizzati per inserire dati strutturati in una pagina web.

I dati strutturati non servono a “forzare” il ranking, ma aiutano i motori di ricerca a capire con maggiore precisione chi sei, cosa fai e come le informazioni presenti nella pagina sono collegate tra loro.

È la differenza tra dire “sono bravo” e presentare informazioni che possono essere identificate e verificate.

Le AI possono danneggiare il mio business se non ottimizzo?

Più che danneggiarti direttamente, il rischio è essere meno visibile quando una persona fa una domanda nel tuo settore.

Se qualcuno chiede "Dove trovo un [tuo servizio] a [tua città]?", il sistema dovrà scegliere quali fonti utilizzare e quali attività eventualmente suggerire.

Se trova informazioni più chiare, complete e verificabili sui tuoi concorrenti, potrebbe scegliere loro invece di te.

È come avere un negozio in una strada dove la segnaletica è poco chiara: il negozio esiste, ma è più difficile trovarlo.

Quanto costa implementare la GEO rispetto alla SEO tradizionale?

Generalmente richiede più lavoro di una configurazione SEO di base e quindi può costare di più.

Bisogna capire quante pagine ci sono, quante entità devono essere gestite, che dati strutturati esistono già, quanto lavoro serve sui contenuti e quanto è complessa la piattaforma.

Per questo non ha molto senso indicare un prezzo standard.

Il costo va valutato progetto per progetto, in base al lavoro realmente necessario.

La GEO sostituisce la SEO?

No. La GEO non sostituisce la SEO: ne rappresenta un'evoluzione legata al modo in cui oggi le informazioni vengono cercate e utilizzate anche dai sistemi generativi.

Le basi rimangono le stesse: sito veloce e accessibile, contenuti utili, struttura semantica chiara, entità coerenti e informazioni affidabili.

La differenza è che oggi dobbiamo pensare anche a come quelle informazioni possono essere comprese, collegate e utilizzate dalle AI.

Il file llms.txt serve davvero?

Google ha chiarito che llms.txt non è un fattore di ranking e non serve per comparire nelle sue funzioni AI.

Questo però non significa che sia inutile. Alcuni sistemi e strumenti per la navigazione agentica hanno iniziato a utilizzarlo o a verificarne la presenza.

La differenza la fa anche come viene scritto. Un llms.txt generato automaticamente può limitarsi a elencare le pagine del sito. Uno scritto a mano può invece spiegare identità, servizi, persone, sedi, relazioni e quali fonti utilizzare per trovare le informazioni corrette.

È quello che sto facendo nei miei siti e continuerò a verificarne i risultati.

Gli attributi data-ai-* sono necessari per la GEO?

No. Google non richiede attributi data-ai-* per la SEO, la GEO, AI Overview o AI Mode.

Io però continuo a testarli.

Quando ho iniziato a interessarmene, tra ottobre e novembre 2025, quelli che avevo trovato erano circa una quindicina. Nel frattempo ne sono comparsi molti altri e continuano a essere utilizzati in prodotti e sistemi diversi.

Nei miei test ho anche notato più citazioni AI su alcuni siti nei quali li avevo implementati. Non posso dimostrare che dipenda dai data-ai: potrebbe dipendere da tutto il resto del lavoro fatto sul sito.

Ma la cosa mi incuriosisce abbastanza da continuare a testarli. Li considero quindi un livello aggiuntivo e sperimentale, non un sostituto dell'HTML semantico o dei dati strutturati.

Se ChatGPT non vede il mio JSON-LD significa che non funziona?

No. Ed è una cosa che ho scoperto personalmente dopo parecchi test e anche un po' di stress.

Mi capitava di chiedere a una chat di controllare una pagina e sentirmi rispondere che non trovava alcun JSON-LD. Poi aprivo la source della stessa pagina e il JSON-LD era esattamente dove doveva essere.

Il motivo è che la versione della pagina recuperata direttamente da una chat non coincide necessariamente con tutto l'HTML disponibile a un crawler o a un browser.

Quindi, se una chat non riesce a mostrarti il JSON-LD durante un fetch, non significa automaticamente che i dati strutturati non esistano o siano sbagliati.

Come faccio a capire se le AI conoscono correttamente la mia azienda?

Un controllo molto semplice è fare alle AI le stesse domande che potrebbe fare un potenziale cliente.

Per esempio:

  • "Che mi dici di [nome azienda]?"
  • "Quali servizi offre [nome azienda]?"
  • "Dove si trova?"
  • "Chi lavora in questa azienda?"
  • "Dove trovo un [tuo servizio] a [tua città]?"

Io faccio questi test periodicamente anche sui siti che realizzo.

Non è una misurazione scientifica del posizionamento, perché le risposte possono cambiare tra sistemi diversi e anche nel tempo. È però un modo molto semplice per scoprire informazioni sbagliate, entità confuse o dati che le AI non riescono ancora a collegare correttamente.

Devo creare contenuti diversi apposta per le AI?

No. Non dobbiamo creare una realtà per le persone e un'altra per le AI.

Le informazioni devono rimanere coerenti e verificabili.

Possiamo però rappresentare gli stessi dati in modi diversi: testo HTML per le persone, JSON-LD per descrivere entità e relazioni, llms.txt e, dove ha senso sperimentarlo, versioni Markdown o TXT più semplici da leggere per alcuni agenti.

Io stesso voglio fare nei prossimi mesi alcuni test con versioni index.txt delle pagine, scritte in Markdown ma contenenti le stesse informazioni disponibili sul sito.

Cambia il formato. Non devono cambiare i fatti.

Una nota finale

Naturalmente ci sarebbe materiale per scrivere interi libri sull'argomento.

Quando ho iniziato a lavorare a questa guida, nel marzo 2026, in italiano trovavo molte informazioni sparse ma poche risorse che mettessero insieme SEO, GEO, dati strutturati, AI e parte tecnica in un unico percorso.

Nel frattempo le cose stanno cambiando velocemente. Alcuni degli strumenti di cui parlo qui praticamente non esistevano quando ho iniziato a scriverla e altri continuano a evolversi mese dopo mese.

Per questo considero questa guida un lavoro in evoluzione. Continuerò ad aggiornarla man mano che avrò nuovi dati e, soprattutto, nuovi risultati dai test che sto facendo sui miei siti.

Spero sia stata utile.

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